Recensione “Post Mortem” di Paolo La Paglia

Ciao a tutti lettori 🙂

Oggi vi porto a visitare Golden Falls, dove ho lasciato una parte di me stessa, ma ritrovarla sarà molto difficile perché sulla cittadina é calata una nebbia senza tempo.

Innanzitutto ringrazio di nuovo Paolo La Paglia ( potete trovarlo come @lapaglia2000 su Instagram) per avermi gentilmente spedito una copia del suo bellissimo libro.

Post Mortem (Italian Edition) eBook: La Paglia, Paolo: Amazon.fr
“Iniziammo a capire in quel momento di essere in guai grossi. Ma lo capimmo ancor di più quando i morti cominciarono a tornare. Fu come vedere con i propri occhi l’inferno.”
  • Titolo: Post Mortem
  • Autore: Paolo La Paglia
  • Anno di edizione: 2020
  • Casa editrice: NUA edizioni
  • Numero di pagine: 350

Trama

Golden Falls è una tranquilla cittadina nella contea di Snohomish, stato di Washington, dove tutti si conoscono e la vita scorre serena, fino a quando un’escalation di terribili eventi scatenerà l’orrore che sconvolgerà la serenità del posto. Daryl Wilson, lo sceriffo incaricato delle indagini, si troverà a dover affrontare una verità incredibile e spaventosa. Per risalire alle radici del male dovrà scavare nei meandri della storia passata di Golden Falls e comprendere perché l’orrore abbia iniziato a riversarsi sulla cittadina seminando morte tra i suoi abitanti. Quando la città si ritroverà isolata dal resto del mondo, immersa in una nebbia che sembra sorta magicamente per avvolgerla tra le sue spire, la situazione precipiterà fino all’incredibile epilogo.Perché il male non muore mai.


Osservazioni personali

Con questo tipo di lettura mi sono allontanata dalla mia “comfort zone”. Di solito, infatti, non leggo molti libri horror, ma questo mi aveva chiamata e sono molto contenta di averlo letto.

In questo romanzo non troverete solo il genere horror ( con zombie e creature spaventose), ma un mix di generi che vi faranno vivere le emozioni più disparate: ansia, angoscia, tristezza, comprensione, rabbia, demotivazione ma soprattutto, tanta tanta paura per cio’ che sta succedendo.

Il libro si apre con la protagonista Zoe, che si risveglia nella sua bara, dopo aver subito violenze disumane nell’altra vita. Accanto e dentro di sé sentirà una presenza inquietante (Rebecca) che la accompagnerà costantemente.

Leggendo questo libro con il sottofondo della pioggia e di una leggera nebbia, mi sono subito sentita a Golden Falls. La costante presenza inquietante di Rebecca mi ha fatto tenere i sensi super vigili e ad ogni rumore o cigolio sospetto mi spaventavo. L’auore é stato capace di creare un “mostro” che alle prime pagine mi ha spaventata, ma proseguendo con la lettura, ho sentito una gran pena e tenerezza per lei.

La penna dell’autore é abilissima. In pochissime righe fa percepire il dolore, lo sconcerto, la paura e la rabbia dei protagonisti, i quali sono tutti caratterizzati in maniera eccellente. L’autore, infatti, analizza a pieno tutte le sensazioni che ciascuno di essi prova per via delle vicende terribili che sono piombate nella loro cittadina ( particolarmente toccante é stata la vicenda del fratello di Zoe, Andrew, per il quale mi sono commossa parecchio).

Un elemento che ho apprezzato parecchio é lo stile diretto e crudo.

In questo libro non troverete giri di parole ma le vicende vi saranno presentate per quello che sono. Ho apprezzato particolarmente le critiche implicite che si trovano nei dialoghi e pensieri dei personaggi: critica alla società, critica alla corruzione delle persone, critica alla religione etc…

Consiglio questo tipo di lettura agli appassionati del genere o a tutte quelle persone che non si impressionano facilmente perché in questo romanzo troverete delle scene molto crude.


Votazione: 5/5 stelline

cosa ne pensate di questo genere? Vi ispira o ne siete intimoriti?

Fatemi sapere nei commenti 🙂

A presto

Agnese

Recensione di “Io sono leggenda” di Richard Matheson

Ciao a tutti lettori,

Oggi vi voglio parlare del libro “Io sono leggenda” di Richard Matheson.

Innanzitutto ringrazio la @oscarvault per avermi inviato la copia digitale del libro, anche se penso che in futuro comprerò la copia cartacea 😊

Io sono leggenda - Richard Matheson | Oscar Mondadori
  • Titolo: Io sono leggenda
  • Autore: Richard Matheson
  • Anno di edizione: 2020
  • Casa Editrice: Oscar Mondadori
  • Numero pagine: 204

Trama

Robert Neville è probabilmente l’ultimo uomo vivente sul pianeta… eppure non è solo. Un morbo incurabile ha trasformato uomini, donne e bambini in vampiri assetati di sangue. Di giorno Robert attraversa le rovine della civiltà, seguendo le tracce dei mostri come un cacciatore sulle orme della preda, li studia, sperimenta nuovi modi per sterminarli. Di notte si barrica in casa, assediato dalle creature delle tenebre, e implora che sorga presto il sole… Rovesciando la situazione di Dracula, vampiro nel mondo degli uomini, Matheson immagina un uomo solo in un mondo di creature mostruose, dando vita a uno degli scenari più fortunati della letteratura e del cinema novecentesco. Quello che – con la sua scrittura ossessivamente cristallina, asciutta, ipnotica – Matheson dipinge è un mondo apocalittico, straniato, nel quale ogni valore e ogni certezza vengono stravolti. Chi sono i buoni e chi i cattivi? Ci sono davvero dei buoni e dei cattivi? O ci sono solo eventi e creature che sfuggono alla comprensione razionale e alla catalogazione scientifica? L’orrore, suggerisce Matheson, ci abita accanto.

Osservazioni personali

L’autore ripesca diverse credenze popolari sui vampiri ma le esmina sotto forma scientifica.
Nel romanzo infatti troviamo un Dracula al contrario, ossia un umano, il quale vive circondato da vampiri. Robert cerca di scoprire la causa scatenante della diffusione del virus, ma tale ricerca lo porterà sull’orlo della disperazione.
Il libro si presenta come un viaggio introspettivo nei pensieri del protagonista: si passa dalla tristezza alla paura, dal coraggio alla disperazione, dalla voglia di farla finita alla voglia di rinascita.
Ho amato la maniera in cui l’autore ha presentato i pensieri del protagonista per farci conoscere la sua solitudine e la sua routine per descrivere come cerca di andare avanti in un mondo ormai distrutto.
Ho trovato Robert Neville molto coraggioso ma allo stesso tempo mi è dispiaciuto per la sua solitudine: la sua situazione mostra come l’uomo, quando si ritrova solo, capisce quanto abbia bisogno dei contatti umani per sentirsi vivo. Infatti è quello che succede al protagonista quando incontra degli esseri viventi dopo aver passato mesi in solitudine: finalmente si sente vivo e non vede l’ora di instaurare un legame con essi ( anche se ciò durerà per poco).
L’autore pone grande enfasi anche sulla paura del diverso. Se nel nostro universo noi abbiamo paura dei vampiri..cosa succederebbe se i vampiri fossero la maggioranza e fossimo noi a spaventarli?
Questa domanda é necessaria per capire il finale, che porta a diverse riflessioni sulla natura umana.

Posso dire sicuramente che questa è stata una delle letture più belle dell’anno e spero di invogliare molte persone a leggere questo libro (lo so che esiste il film ma non ha nulla a che vedere con il romanzo😅)

Voi lo avete letto? Cosa ne pensate? 😊

A presto

Agnese

Recensione “La città di Ottone” di S.A. Chaktaborty

Ciao a tutti lettori!

Innanzitutto volevo ringraziare Oscarvault per avermi inviato la copia digitale di questo libro, permettendomi così di recensirlo.

Oggi vi porto a conoscere “La città di Ottone”, dove assaporeremo l’odore di spezie ed incontreremo personaggi inconsueti.

Titolo originale “The city of brass”
  • Titolo: La città di Ottone
  • Autore: S.A. Chakraborty
  • Anno di pubblicazione: 2020
  • Casa editrice: Oscar Mondadori
  • Numero pagine: 572

Trama

Fin dalle prime pagine incontriamo la protagonista Nahri che ci presenta la città del Cairo, descrivendo la sua vita quotidiana con suoi pregi ed i suoi difetti. Nahri é orfana dalla nascita ed utilizza il suo dono di “guaritrice” per procurarsi da vivere. Il suo socio la avverte che l’utilizzo della sua particolare qualità potrebbe, un giorno, cacciarla in qualche guaio. Infatti, così succede: quando si occupa della guarigione di una ragazza posseduta da uno spirito maligno ( un Ifrit), per sbaglio, evoca un jinn, o meglio, un Deava. Il Deava le rivelerà le sue reali origini e del motivo per cui possiede determinate doti che altri umani non hanno. Siccome gli Ifrit sono già alla sua ricerca, Nahri sarebbe spacciata, perciò il Deava si troverà costretto ( ed è proprio il termine corretto perché non ha voglia di scortarla) ad accompagnarla alla sua città natale, in cui la situazione politica é alquanto tesa e ci sarà presentata dal punto di vista del principe Ali, che si immischierà in una situazione piuttosto spinosa.

Osservazioni personali

Vorrei iniziare questa recensione dicendo che questo libro mi ha confusa…Ho trovato l’inizio molto lento e monotono e avevo voglia di abbandonare ma allo stesso tempo l’universo particolare creato dall’autrice mi affascinava. Sicuramente ha degli elementi molto originali, ma altri punti mi hanno un attimo perplessa.

Prima di tutto l’elemento più originale é il worldbuilding: diverso dai soliti fantasy che siamo abituati a leggere, popolato da elfi, fate e folletti…in questo volume siamo catapultati in medio oriente dove incontriamo creature mitiche legate alla cultura araba, immersi in paesaggi suggestivi e soleggiati tipici di questi luoghi. L’autrice si dimostra abile a descrivere i luoghi in cui i personaggi agiscono, facendoci assaporare gli odori carichi di spezie delle vie del Cairo e il calore cocente del sole sulla pelle dei protagonisti. Proprio per questi motivi credo sia una lettura ideale per la stagione estiva poiché ti fa percepire le vibes del momento.

Vorrei soffermarmi un attimo sulle creature principali che ci vengono presentate:

  • Esseri del fuoco: tra questi ci sono appunto i “Deava“, termine antico per indicare tutti gli elementi del fuoco prima della ribellione dei jinn. Un tempo erano mutaforma che vivevano per millenni, ma le loro capacità magiche furono notevolmente ridotte dal profeta Solimano come punizione per aver fatto del male al genere umano; in seguito troviamo i Jinn, una parola umana per i “deava”; infine gli Ifrit, Deava originari che sfidano Solimano e furono privati della loro capacità.
  • Esseri dell’acqua: i principali sono i Marid, i quali sono estremamente potenti. Essi sono quasi mitici per i jinn, non si vedono da secoli, ma si dice che un tempo appartenesse a loro il lago che circonda Deavabad, ed ora, se qualcuno ci mette anche solo un dito dentro viene divorato immediatamente.
  • Esseri dell’aria: qui troviamo i peri, più potenti dei jinn e molto più riservati, stanno risolutamente per conto loro
  • Esseri della terra: quelli che mi hanno colpita di più sono i gul, cadaveri rianimati e cannibali di umani che hanno fatto accordi con gli Ifrit.

Anche se questo elemento ha attirato la mia attenzione, allo stesso tempo, ho riscontrato che l’autrice mette troppa carne al fuoco. Infatti, in alcuni punti, è come se volesse presentare immediatamente tutto l’universo da lei creato, bombardandoci di elementi, che difficilmente si memorizzano. La difficoltà, secondo me, risiede nell’utilizzo di nomi di derivazione araba, che personalmente, ho faticato a ricordare ( essendo abituata ad altri suoni) ed all’introduzione di diverse fazioni politiche, che vengono spiegate in maniera confusa e, a volte, solo accennate. In questo modo il lettore si sente spaesato e non riesce del tutto a comprendere la situazione politica ( io, personalmente, non ho ancora ben capito chi sta con chi e perché). A mio avviso, l’autrice avrebbe potuto eliminare alcune parti del viaggio verso Deavabad (che rallenta la narrazione ed è ripetitivo) per approfondire questo aspetto molto importante.

Un altro pro, con all’interno un contro, riguarda i personaggi. Se da un lato questi sono originali, dall’altro lato devo ammettere che rientrano molto spesso negli stereotipi dei classici fantasy e subiscono dei cambiamenti improvvisi ed affrettai nelle relazioni che li legano. Attualmente i personaggi che mi hanno attratta di più sono Dara e Gassan, che mi sembrano quelli più verosimili fino ad ora, mentre Nahri e Ali hanno subito questi cambiamenti di cui ho parlato prima, che non ho apprezzato del tutto.

Di seguito vi mostro alcune fanart (importate da Internet) che ritraggono i personaggi principali e vi fanno immergere un po’ in questo mondo.

Blog tour] La città di Ottone. Storia e fantasy: quanto sono ...
Nahri, la protagonista del libro
Darayavahoush Instagram posts - Gramho.com
Il potente Dara. Devo ammettere che, come tutte, sono rimasta affascinata dal suo fascino
darayavahoush Instagram posts - Gramho.com
Uno dei conflitti che vi terrà attaccati alle pagine
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Arrivo di Dara e Nahri a Deavabad

La trama non mi stava appagando fino a 3/4 del libro siccome lenta e ripetitiva (in alcuni momenti non succede nulla), ma la svolta viene data quasi alla fine del libro,in cui assistiamo a colpi di scena incredibili, che mi hanno tenuta letteralmente attaccata alle pagine. Nelle ultime 150 pagine succede una miriade di cose che ti costringono letteralmente a stare attaccata alla lettura per sapere come il tutto andrà a finire..Ed il finale é veramente uno spettacolo.

Avendo letto le ultime pagine con questa curiosità, mi sono convinta a proseguire questa trilogia e mi auguro che,anche nei volumi successivi, l’autrice sarà abile a gestire la trama in questa maniera e di tenere sveglia la mia attenzione (perchè molte volte mi sono un po’ annoiata in questo tomo).

Di seguito vi lascio una citazione che mi è piaciuta parecchio:

“Era quella la questione? Ma certo. Tutto, qui, si basa su quella questione”. Le capacità che un tempo le avevano permesso di avere un tetto sopra la testa erano diventate una maledizione; quel legame con parenti morti da tanto tempo, e che lei non aveva conosciuto, era il flagello della sua vita. Nahri era stata rapita ed inseguita per mezzo mondo perchè era una Nahid. Era praticamente prigioniera nel palazzo a causa di quello, con Nisreen che teneva sotto controllo le sue giornate, il re che plasmava il suo futuro, e adesso l’uomo che lei…”che tu cosa? che ami? sei una tale sciocca?”

Voto totale: 3/5 stelline

E voi lo avete letto? Cosa ne pensate?

A presto

Agnese

Recensione “Il marchio del diavolo” di Glenn Cooper

Ciao a tutti lettori!

Torno qui oggi per parlarvi di un libro concluso recentemente. Il libro in questione è “Il marchio del diavolo di Glenn Cooper, autore per il quale ho una simpatia particolare.

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  • Titolo: Il marchio del diavolo
  • Autore: Glenn Cooper
  • Edizione: TEA
  • Anno di pubblicazione: 2012
  • Numero di pagine: 416
  • Costo: € 5,00

TRAMA

Il libro è ambientato principalmente in Italia e nel Vaticano, ma, in parallelo, si svolgono anche delle storie in Gran Bretagna, Slovenia, Paesi Bassi e in Francia. Inoltre la storia è divisa in tre diversi periodi storici:

  • Roma (1139). Inquieto, un uomo alza gli occhi alla volta celeste. E’ arrivato alla città eterna per assistere all’eclissi. All’ora stabilita, la luna, a poco a poco, si dissolve nell’oscurità, rivelando centododici stelle. E’ un segno che l’uomo aspettava; ancora centododici papi, poi, sulle rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo.
  • Roma (2000). Incredula, una giovane archeologa fissa il cielo. Poche ore prima, il Vaticano le ha ordinato di interrompere gli scavi nelle catacombe di San Callisto, mettendo così fine alla sua carriera accademica. E adesso lei giace sull’asfalto, in una pozza di sangue. Tuttavia, nell’istante in cui l’aggressore le ha conficcato il pugnale nel petto, Elisabetta ha notato un particolare agghiacciante.
  • Roma (oggi). Una suora italiana, suor Elisabetta, dovrà sventare un antichissimo complotto riguardante la profezia di Malachia. Questo complotto coinvolge esseri umani malvagi dotati di coda, chiamati “Lemuri”.

Osservazioni personali

Premetto che quando si parla di Glenn Cooper sono di parte, ma ho cercato di non essere troppo soggettiva.

Come già altri libri dell’autore, anche questo romanzo si apre con una trama che sembra intricata. Per un certo periodo ho avuto l’impressione di non capire dove l’autore volesse andare a parare. Ma, una volta ricongiunti tutti i tasselli, la trama prende una piega magnifica. Per me è stato un mix perfetto di thriller, storia ed elementi fantasy.

Anche lo stile narrativo si riconferma fluido e piacevole alla lettura.

Ma, l’elemento che mi ha colpito maggiormente, risiede nella brevità del romanzo e delle vicende che sono raccontate in esso. In pochissime pagine l’autore è stato capace di inserire diverse trame che finiranno con l’intrecciarsi ed, allo stesso tempo, essere esaustivo sia sugli eventi storici sia sulla descrizione dei personaggi.

La storia ricopre un ruolo fondamentale; Glenn Cooper, infatti, ci spiega molto precisamente diverse profezie e racconta in maniera dettagliata la vita nell’antica Roma ai tempi della nascita del cristianesimo e, come questo, si sia evoluto durante le successive epoche storiche.

La cosa che mi è piaciuta di meno, forse, è il finale. Da un lato mi ha sorpresa, mentre dall’altro lato mi aspettavo alcuni avvenimenti (avendo già letto altri libri dell’autore mi è sembrato che utilizzasse lo stesso espediente per stupire il lettore).

Voto complessivo: 4,5/5 stelline

E voi? lo avete già letto?

Cosa ne pensate?

Ci “vediamo” al prossimo articolo

Agnese

WWW Wednesday #3

Ciao a tutti lettori!

E’ un po’ che non agiorno questa rubrica, ma le feste mi hanno tenuta abbastanza impegnata. Ma, oggi, eccomi qui con dei nuovi aggiornamenti.


COSA HO LETTO?

In questi giorni sono riuscita a terminare due libri.

  • “Outlander, la straniera” di Diana Gabaldon. Trovate la recensione sul mio blog.
  • “Il marchio del diavolo” di Glenn Cooper. Libro che ho adorato dall’inizio alla fine, ma quando si tratta di Glenn Cooper sono di parte (lo adoro). Anche di questo libro troverete presto la recensione.

COSA STO LEGGENDO?

  • “Il priorato dell’albero delle arance” di Samatha Shannon. Libro per me attesissimo e che sono contentissima di aver ricevuto! Lo sto leggendo con un gruppo di lettura e dovrei terminarlo entro un mese.
  • “La memoria di Babel” di Christelle Dabos. Terzo libro della saga dell’attraversaspecchi. Anche questo lo sto leggendo con un altro gruppo di lettura e spero che non mi deluderà perchè il secondo volume mi è piaciuto tantissimo!

COSA LEGGERO’?

Penso che febbraio sarà il mese della saga di “The Witcher”, la quale mi è stata regalata a Natale perciò spero di leggere il maggior numero possibile di libri, almeno due o tre.


E voi ? cosa state leggendo?

Siete soddisfatti delle vostre letture?

Fatemi sapere nei commenti

Ci “vediamo” al prossimo articolo

Agnese

Recensione “Outlander, la straniera” di Diana Gabaldon

Ciao a tutti lettori!

Oggi vi parlerò di un libro che mi portavo dietro da due mesi, ma che finalmente sono riuscita a terminare! Sto parlando di “Outlander, la straniera”, primo volume della saga “Outlander”.

OutlanderLe Chardon et le Tartan

  • Titolo: Outlander, la straniera
  • Autore: Diana Gabaldon
  • Edizione: J’ai lu
  • Anno di pubblicazione:2018
  • Numero di pagine: 853
  • Costo: €22

Trama

Nel 1946 la protagonista Claire Randall riesce finalmente a ricongiungersi con il marito Frank Randall dopo sei anni durante i quali sono stati distanti a causa della guerra. Così dopo questo lungo tempo di separazione decidono di festeggiare una seconda luna di miele in Scozia (paese ricco di suggestioni e antiche leggende). Una mattina Claire Randall si reca a fare una passeggiata presso un cerchio di pietre situato in cima ad una collina negli Highlands. Arrivata qui si sente improvvisamente strana; un brusio le percuote la testa. Stremata, cade e sviene per diverse ore. Quando si risveglia non si trova più nella sua epoca, ma si ritrova nel 1743 in mezzo al frastuono di una battaglia. Sconvolta dalla scoperta penserà che tutto ciò è una messa in scena di attori che provano una parte di un film o che si trovi in un luogo in cui gli uomini siano ancora legati ad usanze del passato. Solo una volta catturata e fatta prigioniera capisce che tutto ciò che ha sospettato è vero. Infatti, leggendo una lettera, scopre di essere stata trasportata magicamente e misteriosamente due secoli addietro. Sospettata di essere una spia inglese o francese, Claire sarà tenuta sotto stretta sorveglianza. L’unica sua salvezza sarà il matrimonio con Jamie, anche se questo atto la porterà a tradire il marito Frank. Riuscirà la nostra eroina a tornare nella sua epoca o rimarrà bloccata nel passato?

Osservazioni personali

Allooooora, ho tantissime cose da dirvi riguardo a questo libro.

Prima di tutto che mi ha lasciata perplessa siccome non so se mi piaccia o meno.

Avevo iniziato la saga con grandi aspettative poichè mischia assieme due elementi che mi piacciono particolarmente, ossia il fantasy e i temi storici.

Anche la trama era avvincente, ma, a mio modesto avviso, è stata sviluppata approssimativamente e ha lasciato troppe cose in sospeso.

Partirò parlandovi delle cose che ho apprezzato maggiormente, per poi scendere nel dettaglio degli elementi che mi hanno perplessa.

Il romanzo affronta tematiche storiche molto interessanti, le quali ci permettono di apprendere molto riguardo al periodo storico. Si parla di differenza tra uomo e donna, delle usanze e delle credenze dell’epoca (scaramanzia e stregoneria) o delle torture che venivano applicate, al il fine di estorcere informazioni anche alle persone innocenti.

L’autrice è anche abile nell’affrontare le differenze inerenti le diverse epoche (una contaminata dall’inquinamento,mentre l’altra caratterizzata da una natura incontaminata dalle tecnologie della nostra epoca) e di come una persona, catapultata in un’epoca completamente diversa, possa adattarsi ad essa.

Il tutto è narrato in maniera fluida e scorrevole, ma ciò che mi ha perplesso maggiormente è la trama in sé stessa.

I due elementi che mi hanno infastidita maggiormente sono l’assenza del marito Frank e la presenza di eccessive scene sessuali.

Ho passato l’intera lettura sperando che ci fosse almeno un capitolo dedicato al povero marito che ha perso la moglie in una situazione sconosciuta; ma ciò non è accaduto. A mio avviso è quasi inverosimile che non si dedichi uno spazio per comprendere come egli abbia reagito alla scomparsa della moglie e quali sentimenti stia provando. In poche parole cosa sta facendo mentre Claire è intrappolata in un’altra epoca? Soltanto in uno degli ultimi capitoli l’autrice ha dedicato un paio di pagine a questo tema. Infatti, durante una confessione con un prete, la protagonista esprime i suoi sensi di colpa nei confronti del marito. Il prete le risponde semplicemente che lei è via da un anno e non si deve preoccupare perchè il marito non la starà sicuramente cercando e che si sarà rifatto una nuova vita. Ma la mia domanda è…cosa ne sa il prete? Non si può concludere un tema così importante e in una maniera così scontata.

Inoltre, a mio avviso, molte scene sono riempitive. Sembra che, l’autrice voglia aggiungere delle scene che non hanno nessun collegamento con l’evoluzione della trama. Spesso, come dicevo, vengono utilizzati espedienti sessuali per attirare l’attenzione del lettore.

Non dico che non ci debba essere un po’ di romance nei romanzi (cosa che apprezzo in maniera moderata e senza cadere in stereotipi), ma ricorrere ad espedienti sessuali per 150 pagine di seguito mi sembra un po’ esagerato.

Il voto complessivo per me è 3/5 stelline (sono stata generosa siccome la narrazione nel complesso era fluida e sono interessata ai temi storici).

A questo punto non so se continuare la saga siccome sono rimasta molto perplessa.

Se qualcuno ha già letto altri libri, potrebbe dirmi se la situazione evolve in maniera migliore o, se, anche i romanzi successivi proseguono sulla stessa linea d’onda?

Fatemi sapere nei commenti

Ci “vediamo” al prossimo articolo

Agnese

Recensione “Gli scomparsi di Chiardiluna” di Christelle Dabos

Ciao a tutti lettori!

Mi scuso di essermi assentata in questo periodo e vi faccio i più sinceri auguri di buon anno! Spero che in questo anno riusciate a raggiungere tutti gli obiettivi che vi siete prefissati e che passiate delle giornate serene, ricche di belle letture.

Oggi voglio parlarvi di una delle letture che ho concluso recentemente con il gruppo di lettura su Instagram, ossia “Gli scomparsi di Chiardiluna” di Christelle Dabos.

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Vi allego l’immagine dell’edizione francese siccome è quella che ho letto

  • Titolo: Gli scomparsi di Chiardiluna
  • Autore: Christelle Dabos
  • Edizione: folio
  • Anno di pubblicazione: 2018
  • Numero di pagine: 671
  • Costo: €9,40

Trama

Dopo essere stata nascosta nelle vesti di cameriera, Ofelia viene introdotta a corte da Berenilde per conoscere il famoso spirito di famiglia Farouk. In questo ambiente la protagonista riesce a vedere il rovescio della medaglia della Città-cielo, popolata da persone corrotte ed imbastita di illusioni. In seguito ad un fraintendimento viene nominata “vicenarratrice” alla corte di Farouk, il quale mostrerà un interesse sempre più crescente nei confronti della nostra eroina. Mentre succedono sparizioni misteriose, infatti, Farouk incaricherà Ofelia di “leggere” il segreto del suo libro ( un manoscritto cifrato di cui ogni spirito di famiglia possiede un esemplare) e di indagare sulle stesse sparizioni. Dalla lettura del libro dipenderà la vita di Thorn, condannato a pena capitale, mentre dalle indagini sulle sparizioni dipenderà la vita di Archibald (uomo eccentrico a cui Ofelia è molto legata). Ciò che Ofelia scoprirà oltrepassa le sue aspettative: il Dio che tutti credevano scomparso esiste veramente. In quell’occasione egli rivela ad Ofelia che è stata proprio lei a liberarlo inconsciamente, la prima volta che ha tentato di attraversare uno specchio. L’altra rivelazione del Dio è ancora peggiore; il peggio deve ancora avvenire siccome l’altro è molto più temibile di lui. Con la testa piena di domande, Ofelia sarà costretta a lasciare l’Arca Polo.


Osservazioni personali

Avevo terminato la lettura del primo libro di questa saga con un sentimento di dispiacere, in quanto mi aspettavo qualcosa in più e avevo la tentazione di terminare la saga con il primo volume. Fortunatamente ho continuato la lettura del secondo romanzo poichè mi ha stupito veramente tanto.

Gli elementi che mi hanno entusiasmata particolarmente sono tre, ossia la crescita dei personaggi, lo stile narrativo, l’azione e la velocità che caratterizzano questo volume ( cosa che nel primo libro non ho riscontrato).

Voglio iniziare parlando dello stile narrativo della Dabos. In questo libro ho letteralmente amato la modalità con cui sono impostati i dialoghi e le descrizioni. Se nel primo libro mi pareva che la scrittrice riempisse pagine e pagine con descrizioni di elementi già ripetuti, in questo volume questa componente viene finalmente messa da parte. Infatti ogni pagina ha un suo motivo di esistere ed è essenziale per il proseguimento della trama. Le descrizioni servono per immergerci nei luoghi in cui si trovano i protagonisti, mentre i dialoghi sono essenziali per comprendere le decisioni e le emozioni provate dai personaggi. Insomma sembra che sia un’altra persona che abbia scritto questo secondo volume e non la Dabos de “I fidanzati dell’inverno”.

Per certi versi il libro mi è sembrato anche un thriller in quanto il mistero delle sparizioni si infittisce sempre di più e dona voglia al lettore di proseguire la lettura per scoprire chi è il colpevole e con quale motivazione sta causando tutto il trambusto sull’arca. Per gli amanti del mistero e dei thriller penso sia un libro perfetto.

Pertanto per il primo motivo e per il secondo, ho trovato il libro molto veloce e ricco di azione…devo ammettere che non mi ha stancato un attimo.

Un altro elemento essenziale reputo sia l’evoluzione psicologica di tutti i personaggi, specialmente quello di Ofelia. Se all’inizio della saga avevo l’impressione che fosse una marionetta che si fa comandare da tutti senza protestare, in questo libro mostra gli “attributi” e si ribella rivelando la sua indole ed il suo carattere. I punti che mi sono piaciuti di più sono,infatti, i dialoghi tra Ofelia e gli altri personaggi, nei quali la protagonista espone le sue idee senza peli sulla lingua.

Nonostante numerosi pregi, ho trovato anche un difetto, ossia l’evoluzione psicologica di Thorn…devo dire che l’ho trovato “out of character”, in quanto l’autrice non spiega bene come possa avere maturato un sentimento nei confronti di Ofelia. Ho la sensazione che la Dabos voglia far innamorare Thorn e Ofelia a tutti i costi, senza spiegare le dinamiche di tale atto.

Continuerò la lettura della saga dal 7 gennaio e non vedo l’ora di proseguire, sperando che anche “la memoria di Babel” sia all’altezza di questo libro.

Voto complessivo: 4/5 stelline

E voi? Lo avete già letto?

Se si, cosa ne pensate? Fatemi sapere nei commenti!

Ci “vediamo” al prossimo articolo

Agnese

Recensione “La spada del destino” di Andrzej Sapkowski

Ciao a tutti lettori!

Come promesso ieri, oggi vi recensisco uno degli ultimi libri che ho letto, ossia “La spada del destino” di Andrzej Sapkowski.

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  • Titolo: La spada del destino
  • Autore: Andrzej Sapkowski
  • Edizione: NORD
  • Anno di pubblicazione: 1992
  • Numero di pagine: 384 pagine
  • Costo: € 18,00

Questo romanzo rappresenta il secondo volume della famosa saga “The witcher”, la quale contiene una raccolta di racconti autoconclusivi inerenti lo strigo Geralt di Rivia. Esso dovrebbe collocarsi come primo libro della saga, ma nella cronologia degli eventi, viene collocato dopo le avventure narrate ne “Il guardiano degli innocenti”.


TRAMA

Il libro si compone di sei racconti che presentano l’assenza di una cornice narrativa tra le varie storie; questi racconti hanno lo scopo di presentarci diversi personaggi che interagiscono con Geralt. In primo luogo incontreremo la sua amata Yennefer (chissà se lo perdonerà per le sofferenze che Geralt le ha causato?) eCiri, la bambina destinata a diventare “striga”. Tutto ciò circondato da draghi ( ci verranno spiegate le differenze tra essi nel mondo creato dall’autore), Zeugl (creature che hanno la capacità di assumere le sembianze metafisiche delle persone che incontrano), driadi ed avvincenti scoperte inerenti il nostro protagonista.

Considerazioni personali

Vorrei partire dal presupposto che, in generale, non sono amante dei racconti poichè non mi danno la possibilità di entrare in empatia con i personaggi e pertanto, non riesco ad affezionarmi ad essi. Una volta terminato il primo libro, infatti, mi chiedevo se leggere questo secondo romanzo o se dovessi passare direttamente al terzo, nel quale, appunto, comincia la vera storia di Geralt. Ho deciso di dare una seconda possibilità all’autore e ne sono rimasta stupita (ultimamente mi sta succedendo spesso con i “secondi” romanzi).

Il primo volume lo avevo trovato molto lento e forzato a causa della traduzione italiana. Essendo polacca e, conoscendo la lingua polacca con i suoi modi nelle costruzioni delle frasi, ho avuto l’impressione che la traduzione italiana non fosse adattata e che, forse, i traduttori si fossero limitati alla traduzione letteraria dal polacco all’italiano (come se usassimo Google transalte per intenderci). Pertanto ho deciso di leggere l’edizione francese, nella quale ho trovato maggiore fluidità ed adattamento della traduzione.

Tralasciando questo elemento, ciò che ho amato maggiormente in questo volume è la modalità con la quale l’autore ci presenta l’habitat di Geralt. La penna dello scrittore è capace di catapultarci in un mondo ricco di magia e sortilegi (cosa che nel primo volume non ho avuto modo di percepire).

Un altro punto che ha attirato la mia attenzione è la presentazione del personaggio. Finalmente in questo libro sono riuscita ad affezionarmi e apprezzare Geralt. Se nel primo libro lo avevo considerato come un uomo burbero e antipatico, in questo volume ho capito i suoi sentimenti. Sotto quella scorza dura egli prova delle emozioni molto forti, che non vuole ammettere nemmeno a sé stesso (specialmente il legame che lo unisce subito a Ciri).

Ho apprezzato anche la modalità in cui vengono presentate le donne che fanno parte della vita di Geralt, ossia Yennefer e Ciri.

La prima viene dipinta come una donna risoluta e coraggiosa (anche se non condivido le scelte da lei intraprese), la seconda come una bambina molto scaltra,schietta e, a volte, impertinente (penso che sia il mio personaggio preferito fino a questo punto).

L’unica pecca che ho individuato risiede in due racconti. Ho avuto l’impressione che fossero inseriti nel libro senza un motivo specifico e che fossero fini a sé stessi. Ma ribadisco che non sono grande fan di questo genere. L’autore li ha inseriti per spiegarci meglio le creature che popolano il mondo di Geralt (mea culpa che non mi hanno trasmesso emozioni).

Voto complessivo: 4/5

E voi? Lo avete già letto?

Cosa ne pensate?

Vi ricordo che potete trovarmi anche su Instagram, come akyraburns.

Ci “vediamo” alla prossima recensione.

Agnese

Recensione de “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas

Ciao a tutti lettori!

Come anticipato ieri, oggi vi presento la mia opinione inerente l’ultima lettura conclusa, ossia “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas.

  • Titolo: Il conte di Montecristo
  • Autore: Alexandre Dumas
  • Edizione: Ebook
  • Anno di pubblicazione: 1846
  • Numero pagine: 1242 pagine
  • Costo: € 0,99 ( su http://www.lafeltrinelli.it)

Trama

Il romanzo si apre a Marsiglia nel 1815, ossia l’anno della Restaurazione Borbonica. Incontriamo sin da subito il protagonista Edmondo Dantes che era un giovane marinaio della nave mercantile “Faraone”, ma in seguito alla morte del capitano della nave, egli stesso viene promosso a tale grado. Inoltre, appena tornato a Marsiglia, sa già che la sua amata Mercedes lo aspetta; pertanto Edmondo non vede l’ora di dichiararsi a lei e sposarla con il consenso del padre. Insomma sembra che la fortuna sia dalla sua parte, ma quando una persona è così fortunata ci sono sempre degli invidiosi in attesa della sua caduta. Così succede anche ad Edmondo. Infatti, mosso dall’invidia, lo scrivano della nave, Danglars, il quale è aspirante da un lungo tempo alla nomina di capitano, decide di organizzare una trappola ad Edmondo e strappargli così la promozione. I complici di questo complotto sono Fernando Mondego e Gaspard Calderousse. Il primo è innamorato e respinto da Mercedes, mentre il secondo è l’invidioso vicino di casa di Dantes. Danglars scrive una lettera anonima dove denuncia Edmondo, accusandolo di essere un agente bonapartista. Questa lettera, giunta nelle mani del procuratore del re Gerard Villefort, incrimina il nostro protagonista, che viene arrestato durante il giorno del suo matrimonio. Dantes, così, viene condotto al “Castello di If” dove pensa trascorrerà il resto dei suoi giorni. Ma…quando tutto sembra perduto, il protagonista vede risplendere una speranza. Per una serie di fortuiti motivi riesce a fuggire dal “Castello di If” e diventare spaventosamente ricco. Da questo momento assisteremo, lungo tutto il corso del romanzo, alla corsa per la ricerca dei colpevoli ed alla realizzazione della vendetta di Dantes (il quale si farà chiamare “Conte di Montecristo”). Riuscirà Edmondo a vendicarsi sui suoi nemici e così ritrovare la pace interiore dopo anni di sofferenze?

Considerazioni personali

Da amante dei classici conoscevo già questo romanzo dai tempi delle superiori, ma ne ero intimorita siccome molte persone mi avevano detto che è molto lungo e che la narrazione non scorre in maniera fluida. Pertanto ho sempre procrastinato la sua lettura. Poco tempo fa mi fu consigliato dal mio ragazzo che mi ha spronata a leggerlo.

Infatti, a discapito delle opinioni negative che avevo ricevuto e dalle quali ero influenzata, mi sono subito ricreduta!

Ho letteralmente divorato le prime trecento pagine poiché l’autore è subito capace di catapultarti nella storia di cui sta parlando e coinvolgerti negli eventi; mi ha coinvolta talmente tanto che ho provato addirittura rabbia e disprezzo nei confronti di alcuni personaggi, quali Danglars, Fernando e Calderousse. Durante la lettura mi chiedevo fino a dove può spingersi la cattiveria e l’invidia umana…e come fanno certe persone a non rendersi conto che con le loro azioni possono pregiudicare l’intera vita di qualcuno, con il solo scopo di arricchirsi. Queste riflessioni si sono accentuate quando l’autore descrive la permanenza di Edmondo in carcere. Devo ammettere che era parecchio che non leggevo un libro talmente coinvolgente con una descrizione dei personaggi così profonda.

Vorrei soffermarmi un attimo sui protagonisti che mi hanno colpita di più. Sto parlando del protagonista, di Massimiliano Morrel e di Mercedes.

Per quanto riguarda Edmondo devo confessare che nelle prime pagine non ho sopportato la sua ingenuità. Credeva veramente di non avere dei nemici avendo avuto tutta quella fortuna? E che nessuno di quelli che conosceva potesse esserne invidioso? Ma questa ingenuità può essere spiegata a causa della sua giovane età. Quando è stato rinchiuso in prigione avevo la sensazione che quel povero ragazzo non ce l’avrebbe fatta ma mi sono sorpresa di vedere come ha reagito e della forza di spirito che ha mostrato. Infatti è stato il mio protagonista preferito dal momento che è riuscito a scappare di carcere ( ho amato l’espediente che ha usato) ed ha mostrato subito una maturità impressionante rispetto a come lo avevo visto nei primi capitoli. Forse la cosa che non mi è piaciuta particolarmente è che, a volte, senza volerlo, si paragona a Dio.

Il secondo personaggio che mi è piaciuto è Massimiliano Morrel. Con il suo amore che dimostra nei confronti di Valentina mi ha ricordato Edmondo all’inizio del romanzo, ossia puro ed ingenuo. Infatti è come se Edmondo in lui rivedesse sé stesso quando era giovane ed innamorato della bella Mercedes. Almeno questa è stata la mia impressione durante la lettura del romanzo.

Come ultimo personaggio cito Mercedes, la quale ho apprezzato e disprezzato. All’inizio del romanzo ci viene presentata come una donna forte ed indipendente che promette ad Edmondo di aspettarlo e di amarlo, ma, infine, cede alla proposta di matrimonio di Fernando non vedendo tornare Edmondo. Devo ammettere che mi aspettavo che questa donna attendesse il suo amato (ma forse sono stata troppo romantica) poiché era stata rappresentata come una donna risoluta. Perciò quando ho scoperto che aveva tradito la fiducia di Edmondo mi sono ricreduta su di lei. Infatti, se all’inizio, non accettavo la maniera in sia terminato il romanzo, dopo un’attenta riflessione, ho capito che il modo in cui esso finisce è quello giusto.

Ho amato anche in particolare lo stile narrativo dell’autore, che è stato impeccabile nella descrizione della vendetta intrapresa dal protagonista. Penso che i dialoghi e le citazioni dei protagonisti siano una delle parti meglio riuscite di questo libro.

Vi scrivo due delle citazioni che mi sono piaciute di più:

  • Non vi è felicità, né infelicità in questo mondo, é soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Solo chi ha provato l’estremo dolore può gustare la suprema felicità”
  • “il dolore è come la vita, e che al di la c’è sempre qualche cosa di ignoto?”

Dopo tutti questi pregi, però, vorrei citare due piccole pecche.

La prima riguarda il momento in cui ci vengono introdotti i banditi in Italia, in quanto mi è sembrato che tra un capitolo e l’altro ci fosse uno stacco e che la trama si spezzasse e non fosse fluida, ma successivamente, si giunge alla spiegazione di tale espediente.

La seconda pecca per me è stata la vendetta che Edmondo applica nei confronti di Danglars. Mi aspettavo un finale differente o comunque più cruento.

Voto complessivo: 4,5/5

Scusate se mi sono dilungata così tanto oggi, ma avevo veramente voglia di parlarvi di questo romanzo.

E voi cosa ne pensate? Lo avete già letto?

Se delle persone invidiose facessero la stessa cosa nei vostri confronti come vi comportereste? Sareste vendicativi o clementi?

Io penso che cercherei in qualche modo di vendicarmi, ma senza ricorrere a morti. Vorrei che queste persone sperimentassero il male che infliggono agli altri.

Fatemi sapere le vostre opinioni nei commenti.

Ci “vediamo” alla prossima recensione

Agnese